Il convento dei Cappuccini è un ricordo indelebile dei cittadini di Taverna, in particolare dei più anziani.

Si tratta di uno dei tre conventi maschili un tempo presenti nella comunità tavernese; l’anno di fondazione risale al 1587 e venne dedicato a S. Michele Arcangelo, primo protettore della città. Situato nella zona alta del paese, tale convento, nella prima metà del 700’, contava la presenza di dieci frati.  La struttura era sviluppata su due piani e comprendeva una trentina di vani tra cui i dormitori, i quali erano situati intorno al chiostro, elemento architettonico indispensabile all’interno dei conventi; vi era inoltre la cucina, il forno, il refettorio, la libreria e una cappella.

Nel 1866 con il Regio decreto 3036 del 7 luglio in cui si ordinava la “soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose” anche il convento dei Cappuccini subì la stessa sorte di tanti altri conventi italiani e rimase in stato di abbandono fino alla prima metà del 900’, quando venne adibito a ricovero per gli sfollati durante il periodo delle due guerre mondiali. Durante questo periodo e soprattutto nel periodo successivo il convento venne saccheggiato e privato di tutti “gli arredi e i materiali edificatori”. La distruzione definitiva del convento avverrà però negli anni 70’ del secolo scorso, poiché tale area venne adibita alla realizzazione di case popolari e dell’attuale poliambulatorio.

Adiacente il convento dei Cappuccini vi era la chiesa di S. Michele Arcangelo, la quale a partire dalla seconda metà del 600’, secondo alcune fonti, ospitava tre tele dell’illustre pittore tavernese: una raffigurante la Madonna del Carmelo, un’altra la Madonna degli Angeli(le quali oggi sono custodite nella chiesa di S. Domenico) e infine la Sacra famiglia con i santi: Anna, Gioacchino, Antonio da Padova e Bonaventura.

Nel 1783, a seguito del terremoto che colpì gran parte della Calabria, la struttura subì notevoli danni ma nonostante ciò non vennero meno le funzioni religiose all’interno di essa. Per quanto concerne invece il patrimonio artistico all’interno di essa nel 1790 Catizzone, nel suo “Inventario”, ci informa di come, nonostante il forte sisma, non abbia subìto gravi danni.

La domanda che sorge è che fine abbia fatto la tela pretiana raffigurante “la Sacra Famiglia con i santi: Anna, Gioacchino, Antonio da Padova e Bonaventura”. 

Le notizie, circa quest’opera, sono state esposte dal Dott. Valentino, direttore del Museo civico di Taverna, all’interno della rivista Esperide nella quale il lettore ha la possibilità di conoscere le vicissitudini che hanno portato il trasferimento dell’opera lontano da Taverna, attraverso una ricostruzione storica e documentale per citare appunto il titolo del saggio.

Il quadro, venne commissionato al Preti dalla famiglia Veraldi per la cappella padronale all’interno della Chiesa di S. Michele Arcangelo.  Dopo la soppressione degli ordini religiosi l’opera venne restituita agli originari proprietari e nel 1926 la tela venne segnalata da Alfonso Frangipane in casa della famiglia Veraldi di Catanzaro. Nel 1981 l’opera fu segnalata in una collezione privata di Roma e nel 1988 venne venduta all’asta a Venezia, prima però venne venduta dai Veraldi ad una collezione privata di Cosenza.

Attualmente pare che l’opera si trovi in Piemonte all’interno sempre di una collezione privata.

 

FONTI:

G. Valentino, L’arte nella città natale di Mattia Preti

G. Valentino, La sacra famiglia e santi. Ricostruzione storica e documentale delle vicende che causarono il trasferimento da Taverna di un capolavoro di Mattia Preti, in Esperide