Gli studi sulla storia di Taverna,giunti a noi, sono molto frammentari.Il più antico manoscritto sulla storia e le origini di Taverna è la "Chronica Trium Tabernarum", scritta nel XV secolo da Ruggero Carbonello, diacono e canonico di Catanzaro. Nella Chronica si accenna all'esistenza di Treis-Shené, città fondata da coloni o profughi greci in prossimità del mare tra le città ci Crotone e Squillace, nel territorio dell'attuale abitato di Uria dove esistono evidenti resti di muraglie che potrebbero effettivamente dar luogo all'identificazione del sito classico.Tra l'865 e l'875, Trischene viene distrutta da una incursione araba, la popolazione scampata al saccheggio si rifugia nell'entroterra riunendosi in diversi accamapamenti che danno origine alle prime costruzioni di nuclei urbani fortificati contro il pericolo di nuovi saccheggi. Gli accampamenti e i piccoli villaggi di capanne che si erano insediati, arroccandosi nelle montagne della fascia presilana,vengono rafforzati da imponenti cinte murarie a protezione delle prime case. Trischene viene ricostruita in questo drammatico frangente storico assieme a Belcastro, Simeri, Catanzaro, Gimigliano ed altre città della zona, conservando il nome greco della città d'origine e con esso buona parte della cultura classica.Un altro punto oscuro e controverso nella storia di Taverna è la questione della Sede Vescovile la cui esistenza più volte dibattuta potrebbe essere verosimilmente spiegata dalla considerevole presenza di insediamenti religiosi che nel corso dei secoli ha caratterizzato la vita della città. Il trasferimento dell'Episcopio di Taverna a Catanzaro, ordinato da Papa Callisto II nel 1122, troverebbe una logica come un vero e proprio atto di riconoscimento dell'importanza che quest'ultima rivestiva per il feudo dei Loritello che furono la causa dell'ennesima distruzione di Taberna nel 1160 per aver questi cospirato contro Re Guglielmo che nel marzo dello stesso anno pose l'assedio al castello della città dove si era rifugiata da Catanzaro la Contessa Clemenza assieme ad altri baroni a capo della rivolta. La distruzione fu immane e Taberna perse il titolo di città.Durante il regno di Enrico VI si diede inizio ad una nuova opera di ricostruzione della città anche se è più logico pensare che questa si limitò per lo più al castello,concepito come roccaforte militare e porta di accesso al sito urbano il cui sviluppo doveva essere già costituito da più casali. Nelle decime pontificie riscosse a Taberna negli anni 1310 e 1324 si accenna all'esistenza delle chiese di S. Maria, S. Barbara, S. Angelo e ai casali di S. Pietro e Bompignano. Ma è dopo la distruzione del castello causata dalla ribellione di Antonio Centelles contro Re Alfonso e le successive lotte tra Aragonesi ed Angioini che inizia il vero trasferimento degli abitanti dalla città medievale ai casali vicini. L'anno 1477, nella parrocchia di S. Maria di Bompignano, si contavano 200 famiglie, mentre il nucleo urbano in costruzione era abitato da più di mille famiglie. Diverse fonti documentano alla fine del XV secolo l'esistenza di una classe aristocratica cittadina, fomentatrice di richieste di indipendenza demaniale, così pure di un notevole ambiente culturale. E' del 1496 l'ennesima richiesta della Sede Vescovile fatta a Re Federico.Il Seicento a Taverna è un fragente storico eccezionale, un concorso di forze sociali che nel 1605 definiscono una forma di governo politico esclusivo, retto dall'aristocrazia locale attraverso l'elezione di un "Sedile Patrizio" con sede nel refettorio dei padri domenicani.A parte il riscatto ad Ettore Ravaschieri nel 1633, a cui la città era stata venduta tre anni prima, gli avvenimenti storici si rivelano tutt'altro che oscuri . Il nucleo urbano della città aveva infatti raggiunto i 3000 abitanti con giurisdizione dei villaggi di Pentone, Fossato, Maranise, Sorbo, Savuci, Noce, S. Giovanni, Albi, Dardanise, Magisano e S. Pietro.Marcello Anania che era stato parroco di S. Barbara, trasferitosi a Roma viene eletto vescovo dei vicini centri di Nepi e Sutri l'anno 1654;Gregorio e Mattia Preti sono già tra i virtuosi del Pantheon ed il secondo viene nominato Cavaliere di Malta; dai rapporti con questi e leFamiglie nobili di Taverna nascono commesse, si progettano arredi, dipinti ed in tutte le chiese della città si aprono cantieri ove confluiscono artigiani ,stuccatori, decoratori, intagliatori, scultori, maestri muratori. Tra il 1670 ed il 1680 viene quasi interamente rifatta la chiesa di S. Domenico. Il sedile della nobiltà che regge il Governo di Taverna agli inizi del XVIII sec. è ormai ridotto ad undici famiglie che le classi popolane tentano di sostituire nel 1747, riuscendoci in parte nel 1753 quando la Camera di S. Chiara sentenzia la modifica del governo cittadino al quale dovranno partecipare venti nobili, venti civili e venti scelti fra gli artisti e i campagnoli, quest'ultimi proposti dai nobili. Con il passare del tempo, la partecipazione del popolo alla vita politica della città diventa sempre maggiore, ma la città vive tuttavia le premesse di un isolamento a cui contribuirà definitivamente il devastante terremoto del 1783 che segna l'inizio del vero decadimento di Taverna fino all'avvento della Repubblica Partenopea nel 1799 che coinvolge la classe borghese e la popolazione ai moti politici.Nel 1816 Taverna è eletta Capo Circondario con giudice e pretura per tutto il mandamento. Negli anni tra il 1821 e il 1848 i tavernesi prendono parte attiva ai moti del risorgimento.Tra le persone più impegnate nelle lotte vanno ricordati: Alessandro Poerio combatte a Napoli contro i Borboni, Giuseppe Antonio Veraldi muore combattendo per Venezia, Carlo Poerio aderisce alla "Giovane Calabria" ed è deputato del parlamento nazionale.Nel 1861 la città viene assediata dai briganti che costringono la popolazione a barricarsi dentro le mura del convento di S. Domenico fino all'arrivo delle Guardie Regie.Il referendum del 1946 che proclama la Repubblica registra invece a Taverna la vittoria dela Monarchia.La riscostruzione del dopoguerra coincide con la prima emigrazione al nord di'Italia. Questo comporta forti scontri e contraddizioni politico-sociali che spezzano ogni residuo del vecchio potere aristocratico. Assieme ad una sentita religiosità popolare c'è parimenti, quasi una sorta di accanimento contro i palazzi e gli edifici ecclesiastici che identificano ancora con stemmi e blasoni il potere passato. Vengono demoliti il convento dei Cappuccini, la parrocchia di S. Silvestro, l'Oratorio della Pietà, la chiesa di S. Crispino, viene quasi perduto interamente l'arredo interno di S. Barbara e S. Maria Maggiore. Da rilevare inoltre i furti di gran parte delle tele di Mattia Preti che portano il trasferimento di ciò che rimane del patrimonio artistico Tavernese, per mancanza di tutela, nei depositi della Soprintendenza di Cosenza ed in laboratori di restauro di Napoli e Roma. La città rimane ,per 18 lunghissimi anni, priva di tutti i suoi beni artistici, lasciando il posto allo squallore degli scontri politici ed intellettuali. Dopo il ritrovamento dei dipinti trafugati ed il restauro delle opere d'arte maggiori, dal 1989 vengono ricollocate negli altari di S. Domenico e S. Barbara tutte le pale devozionali di Mattia e Gregorio Preti unitamente ai lavori di altri artisti minori, riportando così Taverna ad essere quella città di grande cultura.

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